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Think Different… Geniale dal 1997

In questi giorni ho avuto modo di notare alcune campagne pubblicitarie in tv ma anche sui social che mi hanno portato a riflettere…

Se lo scopo della pubblicità è suscitare emozioni che accendono i desideri, i quali, a loro volta, spingono agli acquisti,  mi chiedo: che emozioni vogliono suscitare alcuni spot?

Cosicché son andata a rivedere alcune campagne pubblicitarie del passato e mi son soffermata su una delle mie preferite: Think different

Famoso tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, “Think different” è una delle pubblicità più copiate al mondo. Non suscita soltanto emozioni e non accende desideri, ”Think different” ri-costruisce l’immagine di Apple, nel  1997 in declino . Steve Jobs sapeva che per rilanciare il brand doveva valorizzarne l’immagine, ricreare un’identità e fare sentire differenti, e quindi speciali, i suoi utilizzatori accostandoli ai “folli visionari” del secolo scorso. 

La campagna Think Different, spiegava Allen Olivo (Apple worldwide marketing communications 1997)  “è per le persone alle quali non importa che cosa faccia il computer, ma a cui interessa cosa possono farci. La premessa è che quanti usano il computer di Apple sono differenti, e che noi, produciamo computer per quei pensatori creativi che credono che un individuo possa cambiare il mondo”.

Think Different ridefinisce lo scopo della pubblicità perchè fa qualcosa in più. Costruisce delle identità. Spiega cioè, in chiave emotivo-evocativa, che cos’è Apple, che cos’è il suo prodotto di punta (il Macintosh) e chi è il suo utilizzatore… tutto questo senza mostrare il prodotto!

Per me Geniale!

È davvero colpa di Amazon?

IL 28 Dicembre la storica libreria Paravia di Torino ha chiuso definitivamente.

Secondo le due sorelle titolari la colpa sarebbe di Amazon e del cliente che preferisce ricevere i libri a casa ed ad un costo più basso.

Ma è davvero così?

Per quanto comprensibili e condivisibili le ragioni delle titolari che si son sentite costrette a chiudere, credo sia fondamentale analizzare e considerare diversi aspetti.

Partiamo da alcune premesse:

  1. Il mercato è cambiato.
  2. Il cliente è cambiato.
  3. Le abitudini e le aspettative del cliente sono cambiate

Prendere atto di queste tre realtà è il primo passo per cominciare a cambiare il modo di pensare, poiché la chiusura di un’attività non è da attribuire solo ad Amazon o agli e-commerce in genere.

Farsi prendere dallo sconforto può essere facile ma prima di cadere in questa trappola le attività locali in difficoltà dovrebbero farsi alcune semplici domande:

  1. Cosa posso offrire io che un Amazon o un e-commerce non può offrire?
  2. Qual è il mio punto di forza?
  3. Cosa mi rende diverso?
  4. Cosa rende l’esperienza nel mio negozio indimenticabile?
  5. Come posso dare valore ai miei clienti?

Queste sono domande fondamentali e possono essere la chiave di volta per migliorare! Quando invece si comincia a farne una questione di prezzo invece si è già sulla strada sbagliata, poiché non son chiare le abitudini d’acquisto dei consumatori del 2020.

Un’attività locale (e non solo) deve puntare sulla CUSTOMER EXPERIENCE, sulle emozioni e sul servizio che solo un negozio fisico può dare. Se la Customer Experience è curata in ogni dettaglio , dalla preparazione e mood della forza vendite al Visual merchandising, le possibilità di sconfiggere gli e-commerce aumentano.

Molto spesso però tutto questo non accade, troviamo personale burbero, demotivato o punti vendita che non offrono esperienze emozionali di valore.

A questo proposito mi viene in mente il film “C’è Posta Per Te”: Tom Hanks apriva mega store di libri vicino al piccolo negozio di quartiere di Meg Ryan. All’inizio lei non si spiega come mai le persone preferiscano un luogo del genere al suo intimo e pittoresco negozietto. Poi decide di farci un salto e capisce molte cose. All’interno c’è la caffetteria, vede gente seduta in poltrona a leggere, bambini che giocano in aree dedicate, e così via. I clienti sceglievano quel negozio per l’esperienza che veniva offerta, non per il prezzo.

Ed è qui che sta l’aspetto differenziante: nessun e-commerce può fornire tutto questo! Possono avere prezzi buoni, spedizioni veloci, resi gratuiti e quant’altro ma non possono regalare emozioni!

” Tutti pensano di accumulare oggetti e cose, dimenticando che lo scopo della vita è quello di accumulare emozioni, sorrisi, istanti felici.”

Cosa fare allora? Semplice , bisogna cambiare punto di vista e sfruttare tutte le leve di marketing disponibili.

Purtroppo non è più il tempo di aspettare che i clienti entrino in negozio solo perché si è aperto la serranda, il marketing esiste e quello digitale se strategicamente studiato porta risultati misurabili anche a breve termine.

E tu cosa ne pensi? Lasciaci un commento o contattaci per una consulenza o se hai voglia di cominciare un progetto insieme!

Fonti: La Repubblica

Silvana di Savino